Il tempo sferico ed il canto del Sè

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Luca
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Il tempo sferico ed il canto del Sè

Post by Luca » Thu Dec 11, 2008 10:20

Molti hanno fornito il loro punto di vista in relazione a ciò che è possibile riscontrare nelle nostre percezioni in questo ultimo periodo.
Si è approfondito, ad esempio, l'aspetto relativo al fisico che sta subendo tutta una serie di cambiamenti ai quali risponde fornendoci sensazioni particolari.
Ho trovato meno, però, approfondimenti in relazione alle percezioni relative ad altri aspetti della nostra vita e di come interagiamo con l'Universo: il Tempo e la Spinta Interiore al cambiamento.

PERCEZIONE DIVERSA DELLO SCORRERE DEL TEMPO E DELLA INTENSITA' DELLE ESPERIENZE: IL TEMPO SFERICO

Parlo della mia esperienza in attesa di poter leggere la Vostra e le Vostre considerazioni.
In questi due ultimi anni posso affermare che nulla della mia vita è uguale, se non forse i vestiti!
Il 2007 è stato un anno con forti alti e bassi e dominato da sentimenti contrastanti che passavano attraverso periodi di apatia ed insoddisfazione per giungere a disperazione e toccare l'entusiasmo e l'aggressività.
E' stao come se da una specie di quiete mi fossi ridestato a seguito di un colpo “non ben identificato” che mi ha sballottato tra vari estremi.
Nel mio muovermi ho quindi agganciato, attirato, conosciuto varie realtà ed informazioni che mi hanno fatto rivalutare la mia visione del mondo in maniera radicale.
Il 2008 è stato un anno di costruzione, davvero un nuovo inizio, in cui divenuto maggiormente aperto a ciò che, di nuovo, era giunto a me, ho manifestato un nuovo equilibrio ed iniziato a toccare e percepire più pienamente chi io sia nonché a presentarmi ed interagire con il Mondo in una maniera nuova.
Quindi se vado a scorrere con la memoria gli eventi sembra che io abbia vissuto 15 anni in 2.
tanti sono stati gli stravolgimenti e gli avvenimenti significativi, che prima erano molto più distribuiti nel tempo, che ora sembrano concentrarsi e rafforzarsi a vicenda.
Un po' come se dopo una vita con alcuni lampi singoli, forti e distribuiti nel tempo, io abbia vissuto una folgorante esplosione multicolore e pirotecnica!
Quindi da un lato sono consapevole come siano trascorsi solo due anni ma dall'altro ho una esperienza e percezione della mia crescita interiore che potrei raffigurami come un processo avvenuto in 15 anni del vecchio tempo.
Si perchè oramai ho la consapevolezza che il tempo è cambiato, o sicuramente almeno la mia percezione.
E' sempre più costante la mia impressione di vivere non più linearmente come prima ma in una forma diversa.
Prima si poteva percepire una “serie” riconducibile ad una dinamica 1-2-3-4-5... ove la connessione tra causa ed effetto era evidente e marmorea, mentre ora la sensazione è di una espansione sferica: parte da un punto per abbracciare l'universo in tutte le direzioni.

Ecco potrei chiamarla “percezione sferica del tempo”.

Nel senso che ogni mia parte ed aspetto partecipa simultaneamente al cambiaento e si creano delle dinamiche prima inimmaginabili e sicuramente non percepibili.
Se prima la mia vita era una freccia che volava linearmente, ora la mia vita è un'onda sonora che si espande nell'aria.
Ma nel suo procedere ogni mia parte interagisce con tutte le altri tanto che l'immagine che mi arriva è di una sfera in espansine che toccando dei piccoli punti colorati (di conspevolezza) cambia colore interamente per procedere ancora nella sua espansione e cambiare nuovamente al prossimo punto.
Vi è molto cambiamento, però, perchè ampliandosi la “superficie di contatto” molti di più sono i “punti di consapevolezza” che vengono abbracciati.
Se poi consideriamo che non voglio rendere solo l'idea di una sfera in espansione all'esterno di me ma che si tratta di una sfera di consapevolezza interiore, ciò che sta accadendo è forse una riconnessione a tutte le mie parti interiori e quindi lo spazio abbracciato dalla sfera è interiore, personale e nello stesso tempo universale: tutto è in noi.
Quindi il tempo che scorre in una nuova dinamica offre il senso di questo ricongiungimento a multilivello.

Queste sono similitudini che non riescono a rendere, comunque, la percezione forte della sincronicità e nemmeno la diversa energia fisica, mentale, emozionale che percepisco quotidianamente.

Se prima c'era il flusso causa-effetto ora c'è la interconnesione della sincronicitrà.

E che dire poi che seppur il tempo scorre più velocemente, mentre lo fa è più denso?
Questo sembra un controsenso ma se io osservo la dinamica di una giornata vedo come le ore corrono velocissime e, contemporaneamente, le esperienze sono sempre più fitte e significative.
Quindi non solo una consapevolezza in espansione sferica ma anche interconnessa ad una danza più grande che della sfera offre infiniti riflessi che cambiano durante la stessa espansione.
Appunto quei “punti di colore di consapevolezza” di cui parlavo prima, che diventano sempre più frequenti.

Come in un ciclo di completo interscambio così la mia coscienza si espande, cambia grazie alle informazioni ricevute in vario modo, continua ad espandersi in maniera diversa (come un fuoco d'artificio che nel suo sbocciare cambia di colorazione) e nel suo espandersi influenza l'Universo che di rimando si modifica a sua volta.
Una coscienza che cambia sé stessa mentre conosce ed abbraccia,
che influenza il Tutto e ne è a sua volta influenzata in modo da modificare la mia realtà.

Una danza tra il Tutto che appare esterno ed il Tutto che è in me che appaiono inscindibilmente collegati.

In questa danza, quindi, vi è forse l'eco dell'unità?
Questo non saprei dirvelo ma la sensazione è davvero interessante!

Quindi un tempo che è divenuto sferico in una dinamica veloce di sviluppo che è totalmente nuova e che contemporaneamente è più denso, tanto da sembrare ampliarsi.

Contrazione assieme ad espansione.
Densità assieme a velocità.

Davvero una nuova dimensione!

In una espressione che a me piace: ecco il manifestarsi del nuovo essere umano.



PERCEZIONE DI UN SENSO DI ESSERE “SOTTO PRESSIONE”
ED URGENZA DI UN CAMBIAMENTO SIA INTERIORE CHE ESTERIORE: IL CANTO DELL'ANIMA E DEL SE'


Contemporaneamente a questa percezione differente del tempo e della consapevolezza vi è anche una percezione differente degli obiettivi personali.

Così come tutto all'esterno viaggia ad un ritmo differente così anche all'interno.

Nel mio caso posso dire che la mia vita è stata tutt'altro che povera di stimoli verso una crescita personale.
Ad un certo punto, però, sono giunto ad una situazione quasi di stallo ed attesa.
Questa situazione è stata poi movimentata dalla ricerca nata da un malessere personale interiore.

Una volto rotto “il velo di ghiaccio” è arrivata una cascata infuocata dentro di me che mi ha messo in movimento alla ricerca.

Una ricerca inizialmente soprattutto esteriore, cercando coloro o le fonti che potevano avere informazioni, ma che poi si è trasmutata in ricerca interiore.

La sensazione dominante è stata quella di una urgenza, come se fosse suonata una campana che non udivo con le orecchie o scoccata una scintilla che non vedevo con gli occhi ma che avesse contribuito a rendere tutto fluido.

Un po' come se da un blocco di ghiaccio, duro come il marmo, per una vampata di calore si fosse liquefatto e mobilizzato.

In quel momento, davvero, il libero arbitrio ed il proprio sentire profondo giocano un ruolo essenziale poiché tutto è possibile, persino la dispersione in tanti rivoli e l'autoannichilimento.

Ma la voglia di vivere e star bene è stato quel filo conduttore, d'oro, che mi ha portato a fare certe esperienze e certe conoscenze.

In altre parole posso dire che ho seguito cosa mi diceva il cuore, per quanto “strano” questo potesse essere!

Questa urgenza di cambianento interiore ed esteriore la osservo in ciò che accade attorno a me nei rapporti interpersonali: dalla stabilità e cristallizzazione (nelle illusioni e nei dolori) si passa repentinamente alla ricerca di qualcosa di nuovo.

Il passaggio non è spesso semplice e osservo come alcune volte possa essere compiuto in maniera molto brusco...ma nulla può fermarlo.

Ecco che, quindi, rapporti interpersonali affrontano una crisi profonda, così anche gli equilibri lavorativi (di cui la cosiddetta “grande crisi” ne è un aspetto che sincronisticamente si sposa con il processo interiore di ognuno di noi).

Questa urgenza mette in movimento in una maniera rapida e nuova e, spesso, facendo superare i limiti autoimposti ed imposti nella propria vita.

Inoltre come una valanga che prende forza nel suo avanzare aumenta costantemente di intensità sino a che, nel mio caso, si giunge ad un movimento regolare come un'onda del mare che non si ferma mai.

Il non ascoltare questa spinta porta irrimediabilmente a manifestare degli squilibri (sui vari piani fisico, emotivo, mentale, energtico) di tale entità che possono pregiudicare la prosecuzione della vita personale.

E', quindi, un grande processo di trasformazione e di guarigione che viene alimentato dalla nostra parte spirituale (Anima e Spirito) che indicano con forza nuovi orizzonti di vita.


Per ora mi fermo qui.
Considerate che ciò che ho scritto è una fotografia di questa consapevolezza in espansione e cambiamento e, quindi, già ora potrebbe cambiare di colore!
Sarei felice diconoscere le Vostre impressioni.

Un abbraccio.

Luca

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Re: Il tempo sferico ed il canto del Sè

Post by Irinushka » Thu Dec 11, 2008 15:27

Luca, grazie per il tuo post così stimolante e ricco di contenuto!
Mi sento molto, molto in sintonia con te, anche se abbiamo appena incominciato a conoscerci e a danzare insieme! :)

Come prima risposta, che non pretende affatto di essere esauriente, ma piuttosto “rilancia” gli argomenti toccati da te, ora riassumo in italiano alcuni frammenti dei messaggi pubblicati da me nell’ultimo paio di mesi nella sezione russa del forum, in cui provavo a descrivere le mie sensazioni e le mie scoperte personali, relative all’interazione con il Tempo.
*****************************

… Secondo me, l’argomento del tempo (del tempo del mondo della Terra in via di trasformazione) è un argomento in cui le conoscenze ricevute dai piani superiori per dei motivi ancora non del tutto chiari, “non ingranano”, si svalutano, non riescono a centrare il punto.
Quindi il compito di fare luce su questo argomento spetta proprio a noi – ai rappresentanti del genere umano, forse perché il tempo è un fattore “tessuto in casa”…

… La nostra interazione con il tempo sta cambiando, nel senso che il tempo ora verrà “mantenuto” da noi. Noi gli pagheremo una specie di “borsa di studio”, usando come capitale la nostra spiritualità e la nostra cinetica interiore, noi lo “incanteremo” e lo stimoleremo con ciò che siamo, mentre il tempo avrà l’obbligo di prenderci in una maggiore considerazione, di venirci incontro, di fornirci delle unità di stabilità, delle coincidenze e degli agganci che ci sono necessari per poter succedere in modo che è giusto per noi...

… Il tempo non sarà più uno sfondo neutro ed imparziale, uguale per tutti, inclinato verso ognuno di noi sotto la stessa angolazione; ma diventerà uno sfondo (un tessuto) eccitabile a livello individuale, diventerà un partecipante “direttamente interessato” del nostro succedere.
“Interessato”, in particolare, per questo motivo: perché la borsa di studio che noi gli pagheremo (le nostre eccitazioni primordiali, le portanti primordiali del nostro modo di essere) avrà la tendenza a crescere, man mano che noi aumenteremo i nostri “turnover” esistenziali, intensificheremo la nostra specifica “circolazione universale delle eccitazioni nella natura” (facendo analogia con la circolazione dell’acqua nella natura)…

… Il tempo come un “track” (come una nostra specifica “pista/corsia di movimento”; come una nostra specifica “corrente” ad alte frequenze che noi ci apriamo autonomamente all’interno dell’array del tempo eccitabile complessivo)…

… Ho sentito questi suggerimenti: Aura ed Аurelia.

Aura: la nostra luce interiore, il nostro modo di vibrare, la nostra natura ondulare, il nostro vero senso di sé.
Аurelia: come Via Aurelia, e cioè una strada, una traiettoria, una curvatura, una portante della stabilità, tramite cui la nostra luce primordiale può avanzare nello spazio del piano fisico, usando il tempo come un socio e anche come un veicolo di trasporto.
E a questi due suggerimenti si aggancia anche la parola “Aurea”, come la nostra individuale sezione aurea esistenziale…

… Su che cosa dobbiamo appoggiarci in questo periodo così privo dei riferimenti certi e solidi?
Direi che dobbiamo appoggiarci su noi stessi, ma all’infuori del tempo (all’infuori di questo tempo stretto, “tangibile” e “ad uso comune” che (apparentemente?) ci circonda.

Provate a liberarvi da tutto ciò che è l’imperatività dettata (determinata) da questo specifico tempo circostanziale (e da quel modo di pensare e di essere che esso ci impone), provate a scoprire la liberazione che ne deriva ed appoggiatevi su questo senso della liberazione come sulla vostra specifica realtà reale e tangibile, anche se ancora “pre-materiale”… :)

… La condizione del “tempo-azione” (dell’azione che si svolge nel tempo), se noi proviamo a collegare i nostri scenari ideali con le nozioni sul tempo arcaiche ed in via di esaurimento (anche se per il momento la nostra mente razionale non ne conosce delle altre), tende a non funzionare, a non trovare “uscite”, a manifestarsi come una condizione che gira in folle.
Allora, forse, noi stiamo cercando “le cose giuste” (le nostre condizioni esistenziali legittime, la nostra naturale fattibilità, il nostro naturale modo di essere) ma “in un posto sbagliato”? In un ambiente temporale dove i nostri propositi non possono realizzarsi in pieno, perché hanno bisogno di tutt’un altro spazio e dimensione per “carburare”? Una lettera giusta che viene messa in una busta sbagliata”?…

… A quanto pare, noi stiamo diventando dei “portatori del tempo”, degli “addensatori del tempo” e degli “estrattori (produttori) del tempo”.
Noi dovremo riposizionare gli accenti di noi stessi nel tempo, dobbiamo togliere noi stessi da un tempo “malato e che vaga senza meta”, dobbiamo costringere l’ambiente temporale a diventare un nostro partner e un nostro alleato e co-partecipante acustico, che collabora con noi nella “fabbricazione” dei nostri fiumi e vortici degli eventi…

… Ho intravisto un’immagine così: un tappeto arrotolato che sta davanti a noi (davanti a ciascuno di noi) e che si srotola sotto il nostro tocco in regime “just in time”, in modo tale da permettere di farci un altro piccolo passo – un passo medio – un passo enorme su questo tappeto.
Conformemente al nostro specifico modo di camminare, ai nostri specifici ritmi esistenziali.

E direi anche che nei confronti di questo tappeto del tempo che noi disimballiamo just in time, incantandolo con il nostro profilo vibrazionale, trasmettendogli il nostro specifico alfabeto Morse (trattino – punto – trattino), è più opportuno usare l’interrogativo “Dove?”, invece di “Quando?”

Perché noi, magari, in attesa che il mondo cominci a comportarsi secondo il nostro copione, per inerzia continuiamo a chiedere: “Ma quando succederà questo o quello”?
Mentre sarebbe più corretto chiedere: “Dove”?

“Dove, in quali track e arterie temporali mi è dato srotolare questo mio magico tappeto del tempo e poi usarlo per farvi succedere delle cose concrete”?
“In che modo io posso entrare dentro l’array complessivo del tempo in modo tale da aprirvi una mia specifica pista di scorrimento, quella che mi farà sentire giusto e perfettamente aderente all’esistenza, quella che mi farà entrare nel mio specifico regime vibrazionale, senza strappi né cacofonia né stonature”?…

… Il vecchio tempo terrestre soffre di “osteoporosi”, è diventato fragile e scivoloso, non riesce più a reggere (a sopportare) il carico della nostra naturale causalità…

E un’altra metafora: del dente malato, cariato e parzialmente distrutto che il dentista pulisce, prima di impiantargli dei “ponti” oppure per prendere altri provvedimenti per “animarlo” e per renderlo integro e sano…
***************************
Grazie per questo giro di danza! :)
AIRI-SON

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Re: Il tempo sferico ed il canto del Sè

Post by Luca » Fri Dec 12, 2008 17:20

Carissima,
sento che l'immagine del tappeto che si srotola è molto adeguata.
Se uniamo questa immagine alla mia sfera davvero il disegno diventa intressante!

In effetti molte informazioni canalizzate aprono uno scorcio su come noi creiamo la realtà.
Questo concetto sta entrando prepontentemente anche in ambiti “accademici”.
Quello che ho cercato di descrivere è proprio un rapporto con la realtà totalmente diverso da prima (per me, nel mio percorso di vita, posso dire 3 anni fa del vecchio tempo) in quanto da una realtà esterna a noi, che sembra fluire indipendentemente da noi, ora la realtà diviene espressione della nostra consapevolezza.
L'effetto, quindi, di tempo accellerato o maggiormente pieno può rispondere al riflesso del fenomeno nuovo (o almeno amplificato) della nostra relazione creativa con l'Universo che viviamo (e non, semplicemente, in cui viviamo).

Altre informazioni ci suggeriscono come ci saranno diversi modi di vivere e, quindi, diverse realtà seppur coesistenti per una certa parte.
Diverse persone con diversa consapevolezza vivranno una diversa “realtà”.

Per dare un immagine mi sembra utile visualizzare le persone come dotate di diverse strutture/organi percettivi che forniscono una informazione defferente di ciò che si muove attorno a noi.

Ed un po' come con i daltonici, che percepiscono colori diversi, con i quali si può trovare difficoltà nel comunicare e descrivere una immagine colorata, così forse potremmo trovare difficoltà a comunicare con chi è in una consapevolezza molto diversa dalla nostra.

Certo mi pare che, ora, le nostre facoltà si stanno ampliando e quindi potremo vedere ed interagire con più parte di ciò che c'è.... nulla di nuovo e cose già dette queste.....certo ma quello che può essere il mio contributo specifico è l'approfondimento di come ed in che misura la dinamica energetica legata al nostro cuore, a quella fonte enorme di energia dentro di noi, possa influenzare questa percezione.

E' una strada aperta in me dalle informazioni ricevute da Metatron (almeno nel mio percorso anche se mi rendo conto che molti stanno esplorando questo aspetto in altri modi e difatti proprio oggi leggevo uno scritto sull'ultimo libro di Marko Pogacnik http://www.macrolibrarsi.it/libri/__dic ... _terra.php
in cui si parla della porta del cuore e di come esso unisca gli opposti)

Il cuore è connesso alla fonte universale ed attraverso la porta del cuore possiamo interagire in maniera nuova con ciò che ci circonda (persone, cose, luoghi).

Nel libro menzionato mi sono sentito in piena risonanza con un concetto espresso molto bene da Marko: il cuore che unisce.

Difatti se prima percepivamo (e spesso la percepiamo ancora) la realtà frazionata e giudicata ora è sempre più possibile percepire l'intero poiché possiamo rimanere nello spazio del cuore che non giudica o divide, ma ama ed unisce.

Questo intero è cosa ulteriore delle sue singole parti e la relazione creativa che noi muoviamo con l'Unità è molto diversa da quella con le parti divise.
Il tempo, quindi, portato ad unità con le altre “dimensioni” acquisisce una funzionalità nuova e mi sembra molto ben descritto (se ho capito) da te parlando della “borsa di studio”.

Si apre, quindi , una dimensione nuova che non va trovata in altri pianeti, su astronavi o chissà in quale tempio sulla Terra (come molti cercano ancora) ma dentro di noi.

Questa evoluzione della nostra interfaccia con l'Universo permette una nuova interazione che può aprire una più piena consapevolezza.

La maggior pienezza di cui parlo potrebbe essere anche questo: il tempo che si dilata quando la nostra consapevolezza vibra ad un frequenza maggiore (il tappeto che si srotola con diversa ampiezza).
Contemporaneamente il tempo stesso è più veloce poiché influenzato dal ritmo, dal respiro, dell'universo che sempre più si manifesta non più come flusso lineare ma come compresenza (il famoso non tempo che viene osservato dall'altra parte del velo in cui presente e passato sono uniti ed il futuro vibra come potenziale).

In questo consisterà l'ascensione? Entrare nella porta della propria spiritualità con accesso a questa nuova forma di interazione? Inizio a sospettare che in qualche modo vi sia qualche connessione.


Altri pensieri prossimamente e nel frattempo mando un abbraccio a tutti!.....di cuore! :)

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Re: Il tempo sferico ed il canto del Sè

Post by Irinushka » Fri Dec 12, 2008 22:50

Ciao, Luca!

È bello non soltanto il fatto che possiamo condividere molte delle nostre sensazioni e pre-sensazioni, ma anche il fatto che, a quanto pare, questa nostra condivisione è molto sincronizzata (il che, a sua volta, conferma che siamo allineati con la stessa onda). :)

Ora riassumo in italiano alcune considerazioni che ho espresso di recente in russo (alcune – proprio oggi pomeriggio).

… Noi per inerzia pensiamo che, siccome siamo tutti degli esseri umani, allora il piano fisico della Terra è abitabile per ognuno di noi in uguale misura, ma questo non è affatto vero.
Nella sezione inglese del forum io ho incominciato a parlare del “living”, ma, siccome di là per il momento non c’è nessuno che mi parli, l’argomento è rimasto temporaneamente in sospeso.
Comunque il punto è questo: che ognuno di noi ha una sua specifica atmosfera (spettro) di densità dove “eccitarsi” e dove “succedere”, un’atmosfera dove respirare (“Io respiro, e perciò io amo, io amo e perciò io vivo”), e questa atmosfera viene generata a livello individuale, è come un corridoio esistenziale che ha una sua specifica densità vibrazionale, una sua particolare “tonalità acustica”.
E finché questa nostra specifica atmosfera correlata con la nostra cinetica interiore non ci “prende”, noi continueremo ad essere handicappati e non completi.

Se io, per esempio, sono un pesce che vive (è residente) ad una certa profondità, allora come mi sentirò nell’acqua vicino alla riva, bassa e piena di sabbia? Probabilmente, mi sentirò a disagio, scentrata, fuori posto, e per quel che riguarda i sentimenti ecc., può darsi che i miei sentimenti possano farsi vivi e manifestarsi in pieno soltanto nelle acque profonde, mentre vicino alla riva essi muoiono ed appassiscono, perché non ricevono abbastanza “nutrimento”.
E se io cercherò di imitare il comportamento e i sentimenti di coloro che, invece, sono residenti nello spazio vicino alla riva, soffrirò molto per la mia innaturalezza vibrazionale, mentre a loro sicuramente sembrerò “un pesce sbagliato”… :)

…Forse si potrebbe usare questa metafora che fa riferimento all’ambiente informatico: dei file con un’estensione diversa.
Per esempio, il contenuto dei file è lo stesso, ma la manifestazione (la presentazione, le interfacce, i caratteri ecc.) è diversa, a seconda dell’angolo dell’inclinazione e di com’è configurata l’estensione, e cioè l’atmosfera.
Tra l’altro, non è detto che tutti i file possono essere presentati in tutte le estensioni; un file con un certo contenuto (che richiede una certa risoluzione) in alcune estensioni semplicemente non ci sta, non vi si codifica, non vi si converte, non vi si visualizza…

E, secondo me, quello che sta succedendo adesso, è proprio la creazione di quelle atmosfere personalizzate per il “living”…

… L’impostazione è questa: tu non devi fare riferimento alle occupazioni già esistenti, ma di “fabbricarti” un tuo “business esistenziale” praticamente da zero, creare la tua specifica materialità terrestre, e questo tramite l’inserimento dei tuoi ritmi, dei tuoi codici e pattern vibrazionali nelle inquadrature esistenziali che ti è dato mettere a fuoco.
Ognuno di noi ha una sua specifica Terra, stiamo viaggiando verso la condizione di una “persona – pianeta”.
La vita sulla Terra smette di svolgersi su un unico piano, ora ci saranno più piani (o corridoi di densità), ed ognuno di noi ha il privilegio e la responsabilità di creare, di predisporre, di attivare il suo specifico corridoio (habitat) esistenziale. Il suo specifico “territorio del living”.
E lo fa attivando un regime della rieccitazione, della ricombinazione della realtà materiale esistente, ed apparentemente monolitica…

E così, proprio come dici tu, avremo la condizione delle “diverse realtà seppur coesistenti per una certa parte”. :)

Per ora mi fermo qui, consapevole del fatto che ci sono tantissime cose che potremmo e dovremmo approfondire insieme, anzi, direi, che più ne parliamo, e più queste cose aumentano in proporzione geometrica... :)
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Re: Il tempo sferico ed il canto del Sè

Post by Irinushka » Sat Dec 13, 2008 11:02

Luca wrote:
E' una strada aperta in me dalle informazioni ricevute da Metatron (almeno nel mio percorso anche se mi rendo conto che molti stanno esplorando questo aspetto in altri modi e difatti proprio oggi leggevo uno scritto sull'ultimo libro di Marko Pogacnik http://www.macrolibrarsi.it/libri/__dic ... _terra.php
in cui si parla della porta del cuore e di come esso unisca gli opposti)

Il cuore è connesso alla fonte universale ed attraverso la porta del cuore possiamo interagire in maniera nuova con ciò che ci circonda (persone, cose, luoghi).
Ah, quanto mi piace questo “fluire in sinergia”! :D

Stanotte (non stupitevi per degli orari insoliti, perché la comunità russa del forum comprende persone che vivono in tanti posti diversi, mica solo in Russia, anzi, si potrebbe dire che essa circonda il globo terrestre esattamente come quella collana di perle di cui parla il libro di Marko Pogacnik :) ) nella sezione russa del forum sono stati scritti due post che parlano proprio di questo: della porta del cuore e di come esso unisce gli opposti.

Vi traduco un frammento, giacché l’ho voluta io, questa “bicicletta” (lo spazio comunicativo internazionale) ed ora devo “pedalare” :) , sostenendo e stimolando ulteriormente questo nostro parlare in sinergia.
LOVE wrote: OK, ora siamo sulla strada. Il cuore è il nostro amico, il nostro consigliere, la nostra bussola e la luce che illumina il nostro percorso…

Vi ricordate la canzone “I am on my way” di Shrek? :D

I'm on my way from misery to happiness today
I'm on my way to what I want from this world
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Re: Il tempo sferico ed il canto del Sè

Post by Irinushka » Tue Dec 16, 2008 19:47

Questo topic ha un titolo così ampio che va benissimo per parlare più o meno di tutti gli aspetti della nostra trasformazione su cui noi vogliamo fare luce (il che, ovviamente, non impedisce di aprire altri topic per parlare di questo o di quell'aspetto trasformativo).
Adesso però vorrei fare luce non sulla trasformazione vera e propria, ma piuttosto su qual è l’atteggiamento migliore per affrontarla e per viverla.

In questo momento nell’atmosfera è appesa in enormi lettere colorate la parola “Together” – come una condizione sine qua non per poter accedere ai nostri individuali “siti esistenziali”, ai nostri specifici regimi da persone completamente manifestate.

È come se ora diventasse disponibile un enorme “grimaldello universale” che ognuno di noi può usare per aprire la propria “porta incantata”, però per poterlo usare, bisogna sentirsi sulla lunghezza d’onda di questo “Together”.

Bisogna condividere, bisogna “eccitarsi insieme”, bisogna captare ogni genere di correlazioni e di conferme incrociate, sia fisiche che metafisiche, e parlarne – perché parlare, verbalizzare, soprattutto in uno spazio vibrazionale altamente sensibile e conduttivo, ora, come mai prima, vuol dire “grattare e scoperchiare” i vecchi strati esistenziali, arrivando a sentite il sapore, il profumo, i colori, la consistenza, la fattura, le qualità organolettiche del dipinto originale.
Arrivando a "vincere"... :)

Nessuno può arrivare tutto da solo ad inquadrare e a “far parlare” la propria sacrosanta verità, semplicemente perché essa per sua stessa natura non esiste come uno stato vibrazionale separato; e quindi l’unico modo per arrivare a centrarla è di farlo insieme, coinvolgendo le vibrazioni e le eccitazioni degli altri “ricercatori della verità”, degli altri portatori del movimento ondulare, perché solo in questo modo noi raggiungiamo lo stato di sé in versione planetaria, lo status dell’uomo pianeta, dell’uomo globo. Con tutta la potenza e la saggezza e la stabilità che ne derivano… :)
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Nuove correnti gravitazionali e il senso di sé

Post by Irinushka » Sat Jan 03, 2009 15:20

Direi che una delle parole chiave per interpretare le novità in corso è senz’altro la parola RIFRAZIONE.
La nostra Terra è stata “eccitata e riscaldata” a tal punto che ora la sua materialità è in grado di comunicare con la luce in modo diretto, di condurre la luce, di rifrangere la luce, di metterla a terra, di riprodurla nei propri look e nei propri movimenti.

Se prima la vita sul piano fisico scorreva su una specie di suolo “non cristallizzabile”, non eccitabile dalle onde luminose, e perciò impossibilitato a ridistribuire e riprogrammare i suoi baricentri correnti ubbidendo ad un “comando spirituale”, ora il nostro pianeta, con tutti i suoi annessi e connessi, è stato preso in un enorme e potentissimo “abbraccio di cristallo”. :D

In queste nuove condizioni sul palcoscenico della “terravisione” devono per forza arrivare nuovi protagonosti e questi nuovi protagonosti siamo noi, nella nostra nuova veste dei “portatori dello spirito” e dei potenziali “trasformatori della luce”.

Le prospettive sembrano grandiose e bellissime, ma proviamo a scavare un po’ più a fondo dentro questo nostro nuovo regime esistenziale.

Chi siamo? Da che cosa veniamo alimentati? Quali sono le basi oggettive della nostra nuova legittimità?

Il termine “angeli” che, da quel che vedo in giro, abbonda in molte pubblicazioni sull’argomento, a me personalmente piace poco, e vi dirò anche il perché.

Non mi piace perché il concetto degli angeli fa parte della realtà tridimensionale (pur significando qualcosa che si trova al di là di essa), perché il riferimento stesso agli angeli continua a ricostruire e a tirare in ballo, vibrazionalmente parlando, i vecchi regimi esistenziali, quelli degli esseri umani incompleti e sottomanifestati, impotenti e desolati per i propri limiti e bisognosi di un appoggio e di un incoraggiamento divino, possibilmente impeccabile e sempre a portata di mano.

Ora, con i processi trasformativi in pieno svolgimento, molti di noi si trovano buttati fuori dal loro vecchio sistema di coordinate (per non parlare di quelli che il sistema di coordinate non l’hanno mai avuto, che sono sempre stati al di là di qualsiasi autoetichettamento), e allora che cosa fanno? Provano a cercare sé stessi altrove, guardando magari più su, o più in largo, ma non si spostano poi tanto lontano, in quanto tendono ad usare lo stesso arcaico ed appassito sistema di coordinate, gli stessi algoritmi di base, gli stessi numeri, ma provando solo a cambiare il piano esistenziale su cui andare a collocare sé stessi. “Prima vivevo nello scantinato, ed ora sto per diventare un angelo e quindi andrò a vivere al secondo piano. O, magari, anche al terzo…” :)

Invece qui crolla tutta la piramide, sparisce ogni gerarchia, perde la sua validità qualsiasi “sentito dire”, sia laico che esoterico o religioso, e a questo mega-terremoto del massimo grado di intensità non può sopravvivere alcuna forma di stabilità esistenziale, non importa se reale o illusoria.

Dovremmo ricostruire tutto, tutti i nostri significati esistenziali, partendo dalla “tabula rasa”. E per affrontare questo compito, per diventare naturalmente dei "residenti legittimi" della nuova realtà, innanzitutto dobbiamo rinunciare a tutto ciò che è superfluo per noi. Superfluo nell'ampio senso del termine: non devono essere necessariamente delle cose o delle persone, ma piuttosto delle abitudini, delle aspettative, dei riti, dei modelli comportamentali, dei significati, e anche alcune parole (quelle che non hanno più voce in capitolo, “non conducono più da nessuna parte”), insomma tutto ciò che non è alimentato dalla nostra unica ed originale natura ondulare in via di espansione.

È tempo di rinunciare a tutto, per aver tutto.

E nel frattempo su che cosa potremmo appoggiarci?

L’unico vero appoggio che ora oggettivamente esiste per noi, è la nostra individuale natura ondulare in via di espansione, il nostro originale ed autentico regime della trasmissività, che però noi dobbiamo ancora imparare a riconoscere e a percepire come “quello che c’è”, come l’essenza della nostra vitalità, a prescindere.

Al forum russo in questo ultimo periodo noi abbiamo parlato parecchio del nostro senso di sé (quello vecchio, ormai sul letto della morte, e quello nuovo, ancora da disimballare), ed ora vi riassumo alcune delle mie considerazioni sull’argomento.
********************************
Io, come molti di voi, vivo in una condizione permanente di sentirmi “più grande” (non so di quanto, ma, direi, di parecchio :) ) di qualsiasi dei miei attuali “letti del fiume” attraverso cui io interagisco con il piano fisico e con i suoi singoli abitanti. Però questa evidente sensazione di non essere sufficientemente richiesta e/o ricambiata non mi rende per niente infelice; anzi, ogni singolo momento di una mancata comprensione, di una mancata connessione o di un mancato riscontro possono benissimo essere usati come l’“acqua in più al mio mulino”, possono diventare delle “conferme al contrario” di tutto ciò che io so su me stessa, sulla mia missione esistenziale, sulle mie performances energetiche.
E queste prove al contrario sono preziose, perché mi raccontano sul mio conto, sulla "pasta di cui sono fatta", dei dettagli che probabilmente io non avrei potuto ottenere attraverso i vari allori e riconoscimenti dei miei meriri, anche se quelli mi fanno senz'altro piacere, come a qualsiasi altro essere umano.

Però bisogna precisare questo punto. Che questa mia autovalutazione fatta al contrario (basata sui diversi episodi in cui gli altri non mi vedono e non mi capiscono, enfatizzando così il mio modo unico ed irripetibile di essere) funziona solo se viene accompagnata da momenti di un’ulteriore comprensione, cioè, non dev’essere semplicemente un’impostazione: “Peggio è, meglio è” (meno il mondo è in grado di capire i miei slanci e i miei buoni propositi, e di condividerli, e più io mi sento di essere un’eletta di Dio).

Come canta Adriano Celentano nel suo “Arcobaleno”, “e cerca sempre, se puoi, di capire”.
Per esempio, io posso cercare di capire per quale motivo riguardante la mia Predestinazione vitale, io NON riesco a sentire questo o quello, NON riesco a trovare dei punti in comune con questo o quell’aspetto esistenziale.

E questa ulteriore comprensione di sé, sorta non sul suolo del “Sì”, ma sul suolo del “No”, può anche essere una fonte di grande gioia e un ulteriore stimolo per andare avanti sulla mia strada, per predisporre il mio specifico scenario esistenziale fatto su misura per me. :)

Perché se nella categoria del “Prêt-à-porter” non si trovano degli abiti esistenziali già pronti che potremmo indossare subito, questo non dimostra affatto che noi siamo “sbagliati”, ma piuttosto è un punto a nostro favore, una dimostrazione che noi, con la nostra figura esistenziale non standard, non possiamo accontentarci di quello che c’è in giro e dovremmo cucirci ad hoc il nostro formato della presenza nel mondo, usando a tal scopo il tessuto della nostra specifica eccitabilità e della nostra specifica natura ondulare.

Il che è sicuramente più difficile ed impegnativo che trovarsi qualcosa di già pronto nel catalogo dei modelli vibrazionali esistenti, e inoltre il nostro saper fare dei sarti ondulari di prima generazione è ancora ad un livello molto rudumentale, eppure, se il nostro autentico “biomateriale” ci è caro e noi non vogliamo mutilarlo e/o buttarlo nella spazzatura, non abbiamo altra scelta, se non quella di costringere il mondo circostante a rispettare in pieno questo nostro senso ondulare di sé.

Altrimenti, perché saremmo qui? :)

Per concludere, vi faccio il dono della parola magica che ho sentito oggi dall’etere: “Break dance”.

E questo è il video (anche se la qualità non è un granché) che io trovato su Youtube per illustrare meglio il concetto:

http://it.youtube.com/watch?v=fyMasVRj4KI

Lascio un'ulteriore elaborazione alla vostra immaginazione.. :)
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Re: Il tempo sferico ed il canto del Sè

Post by Irinushka » Tue Feb 10, 2009 18:54

Ieri a quell’altro forum che frequento da un paio di settimane mi hanno fatto una domanda che ho trovato “molto stimolante”. :)
E ho deciso di riportarla qui, insieme alla risposta che mi è venuta.
Volevo chiederti perche' tutto cio'. Noi buddisti abbiamo lo scopo ultimo dell'illuminazione ma non come meta personale, si tratta di raggiungere l'illuminazione per poter aiutare tutti gli esseri senzienti a liberarsi a loro volta.
E in tutto questo cambiamento sai dirmi quale sia lo scopo altruistico se c'e'?
Ad occhio e croce, direi che il mondo della Terra prima o poi doveva allinearsi con “quello che oggettivamente c’è”. Non è che “qualcuno” abbia deciso di sottoporci a questa mega-trasformazione, semplicemente o ci aprivamo (evolvevamo) verso l’esistenza giusta, completa e non distorta, oppure “naturalmente” avveniva lo scenario della “fine del mondo” e della “piazza pulita”. E non c'erano altre alternative.

Perché proprio adesso? Probabilmente, perché come pianeta eravamo davvero arrivati al limite, oppure perché l’Universo non ne poteva più di dover bilanciare e neutralizzare le vibrazioni “tossiche” che il nostro mondo emanava in ogni secondo della sua esistenza, oppure per altre ragioni ancora che non possiamo capire.

Quello che stiamo vivendo, non è un’illuminazione nel senso “classico”, è una cosa “molto più grossa” :), perché presuppone un livello di coinvolgimento e di fusione con il Tutto infinitamente più alto.
Quando parlo della condizione di un “Uomo – pianeta”, non lo faccio affatto in senso metaforico, intendo proprio la capacità di “eccitare e di saturare con la propria essenza profonda” tutto il mondo della Terra; insomma, ora abbiamo a disposizione “un’infrastruttura energetica” completamente diversa (un "nuovo sistema operativo") e quindi l'esperienza che noi stiamo vivendo non è paragonabile all'esperienza che vivevano gli Illuminati di una volta.
Perché siamo già andati parecchio oltre, e le frequenze che prima erano collocate su delle vette altissime, ora (energeticamente parlando) si possono raggiungere semplicemente camminando in pianura, senza particolari sforzi né riti né sacrifici. Praticamente, si trovano sotto i nostri piedi... :)

Un’altra cosa fondamentale. Finora il piano fisico era “l’ultima ruota del carro” (e quindi la libertà ottenuta grazie all’Illuminazione consisteva proprio nel raggiungere questa consapevolezza e, caso mai, aiutare anche gli altri a raggiungerla), mentre adesso è proprio il piano fisico che diventa il centro di attrazione principale e il palcoscenico superilluminato, integrando dentro di sé e manifestando i poteri e i regimi che prima non potevano nemmeno sognare.

E per quel che riguarda la motivazione altruistica, direi che è sottointesa, semplicemente perché la condizione di allinearsi a livello individuale con la propria verità, con “quello che c’è”, indirettamente aiuta anche gli altri ad allinearsi con la loro verità.
Ed aiuta anche il pianeta nel suo insieme, lo aiuta a seguire la sua nuova orbita stellare (un contributo che gli Illuminati di una volta non potevamo fornire).
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Re: Il tempo sferico ed il canto del Sè

Post by Luca » Tue Feb 10, 2009 20:34

Questo scritto è oro puro!
aggiungo una mia nota.
Proprio per il fatto che non sia necessario un percorso come quello svolto nel passato, che era proprio del sistema operativo oramai dismesso, è tempo che molte più anime possano accedere alle nuove melodie che si vanno diffondendo e creando.
Il percorso per l'illuminazione, quindi, era molto differente e non riproponibile ora, a mio modesto parere.
Stiamo suonando e giocando con cose nuove...totalmente ed Irina ci ricorda che non hanno nemmeno nome.
In questo senso ognuno di noi, come ha ben detto nell'ultimo intervento del blog, ha la responsabilità di essere il proprio direttore d'orchestra.
ognuno, quindi, canta, suona, danza e dirige al contempo in un arabesco che davvero ha il sapore del meraviglioso e del glorioso.

Responsabilità piena della propria esistenza.

Dall'altro canto molte persone rimangono ancora nel recinto dei vecchi schemi che man mano emanano un tanfo non vitale.
Molti potrebbero percepire persino il panico in loro quando "il ramo sul quale erano appollaiati da tempo" va svanendo.
La loro consapevolezza ed il loro potere creativo può alimentare ancora un pò l'esistenza del ramo ma ora è sempre più necessario ed imminente il balzo ed il volo.

Ecco cosa accade: sempre più persone possono intraprendere quel meraviglioso "corso" che li porterà a manifestare il "brevetto di volo" più significativo nella storia universale.

entusiasmante.....non trovate? :)

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Re: Il tempo sferico ed il canto del Sè

Post by Irinushka » Wed Feb 11, 2009 11:56

Anche questa tua nota è oro puro! :)

O, più precisamente, è “oro puro” la condizione di cui entrambi stiamo parlando: la “sezione aurea esistenziale”.
Che, ovviamente, per ognuno di noi è espressa tramite un suo specifico “numero irrazionale” (il codice della propria piattaforma cristallina? l’identificativo superiore del proprio throughput?).

Però, forse, sarebbe più corretto usare il plurale: “i numeri irrazionali”. Le nostre specifiche unità della felicità che oscillano, che vibrano, che vanno e vengono, che si ricaricano continuamente – in modo da aiutarci a ricalcolare dinamicamente le nostre cose, le nostre proporzioni, le nostre traiettorie, i nostri sensi; da trasformarci nelle “persone semprevive”. :)

Ti ricordi che ieri, discutendo nella chat dei nuovi algoritmi comunicativi, abbiamo fatto riferimento alla “parola sensitiva”?

Per esempio, la parola “responsabilità” (“responsabilità piena della propria esistenza”) è una parola corretta, ma … forse un po’ troppo “severa ed ingombrante” e con cui alcune persone potrebbero non trovarsi a proprio agio, non la troveranno particolarmente eccitante, e di conseguenza continuerebbero ad aggrapparsi ai vari “rami secchi”. Ai contesti vibrazionali "sordi al rumore della felicità". Ai vari significati obsoleti e poco conduttivi che, però, hanno il pregio di offrire una certa garanzia di stabilità (anche se in gran parte illusoria).

Ma se invece provassimo ad esprimere il concetto della responsabilità in un altro modo?

Usando come vettore e portatrice del senso qualche altra parola, più “leggera”, più “animata", più aerodinamica e anche più tollerante? :)

Una parola coordinatrice che stimola, che eccita e che spinge affinché le cose si mettano in moto sul serio...

Io ne avrei già in mente una: la parola “Freestyle” (fornita, come tanti altri suggerimenti acustici “fai da te”, direttamente dall’etere della Terra, dal nuovo pensare – sentire – percepire ad ampio spettro, e non da qualche fonte particolare)…

Allora proviamo ad introdurre questa parola (con tutti i suoi annessi e connessi) nella nostra esistenza e vediamo che effetto fa? :)
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Post by Irinushka » Sun Feb 22, 2009 16:34

Un paio di giorni fa al forum russo mi hanno chiesto di commentare alcuni frammenti dell’ultimo messaggio di Karen, in particolare, questo qua:

“Non ho veramente nulla di cui lamentarmi, ma a volte riesco davvero a lamentarmi. Mia figlia mi rammenta di continuo che le cose per me sono molto più impegnative che per gli altri. È per via della maggiore sensibilità e della conoscenza delle modalità e delle realtà più elevate che non si stanno realizzando. Io so che questo è vero anche per molti di voi. E, mentre ci evolviamo sempre di più, può essere sempre più difficoltoso andare da qualunque parte, perché le vibrazioni più basse sono quasi impossibili da sopportare.
Le persone sensitive, quando colpite da un’energia a bassa vibrazione possono sentirsi davvero malissimo e chi non è altrettanto sensibile potrebbe non capirlo mai bene”.


*******************************
Ecco, dal mio punto di vista, questa considerazione è giusta, ma si focalizza soltanto su una parte della verità, ci porta solo a meta strada. Molti di questi apparentemente inevitabili effetti collaterali noi li possiamo semplicemente “abolire”, cambiando il nostro atteggiamento e le nostre tarature.
Cambiando l’atteggiamento verso sé stessi, verso “il palcoscenico” (il contesto vibrazionale in cui si svolge una determinata azione), verso il regime dell’interazione con altre forme della presenza sul piano fisico.

Anch’io in passato ho patito questo genere di effetti (anche se in una maniera piuttosto dolce, se paragonata alla situazione di altri “operatori della luce”), ed ora sento che la sindrome sta gradualmente svanendo; anzi, ultimamente sento una voglia crescente di comunicare, di interagire, di “far vedere chi sono”. :)

Scavando più in profondità, direi che sento l’impulso di “mettere a terra” le oscillazioni globali, esprimendole tramite le forme e le frequenze del piano fisico. E di queste frequenze, a proposito, ne abbiamo a bizzeffe, la “Nuova Terra” ne è strapiena, e allora possiamo benissimo girare le spalle alle frequenze che non ci attraggono, ci fanno sentire a disagio oppure ci creano l’incomprensione, preferendo loro le frequenze che, invece, sanno “parlare la nostra lingua” (la lingua della nostra felicità), che aumentano i nostri giri del motore, che portano l’acqua al mulino del nostro senso di sé. :)

Ma per poter usare questa tecnica, dobbiamo rinunciare all’approccio ben radicato di vivere in maniera onnivora, interagendo mentalmente con qualsiasi fila vibrazionale, con qualsiasi “play”, con qualsiasi movimento o performance che si faccia vivo con noi. Anche con quelli che ci fanno precipitare in un evidente stato di squilibrio.

Dobbiamo smettere di “inghiottire e di assimilare” con impegno e diligenza tutto ciò che apparentemente è esposto nella nostra vetrina esistenziale, rischiando quasi sicuramente qualche forma di “indigestione”, ma quando dico smettere non mi riferisco ad una vita da eremiti, ad un’esistenza con uno spettro vibrazionale così piatto ed artificialmente ridotto e “sterilizzato”, da farci correre il rischio di rimanerci “secchi”, perché le nostre pile esistenziali non saranno più in grado di ricaricarsi.

Non dobbiamo scappare dal mondo e chiudergli la porta in faccia, ma piuttosto dobbiamo disimparare a ficcare nella nostra mente "ogni cosa che si muove", dobbiamo imparare a filtrare le nostre oscillazioni correnti, scegliendo quelle giuste ed ignorando tutte le altre, semplicemente perché “non sono fatti nostri”.

Dobbiamo smettere di percepire le nostre situazioni, le nostre inquadrature esistenziali in modo macroscopico e monolitico, ed “affettarle”, invece, mentalmente in tanti singoli frammenti e striscioline, vivendole in modo capillare, focalizzandoci sui frammenti e striscioline che stanno dalla nostra parte, che vibrano sulla nostra stessa lunghezza d’onda.

Potrebbero, per esempio, essere le energie (le correnti) degli oggetti, le energie dei movimenti (la cinetica tout court), le energie delle piante o dei prodotti alimentari, la conduttività e le meraviglie della parola e tante altre eccitazioni "che hanno senso per noi".

Insomma, abbiamo uno spazio enorme per poter vivere il nostro quotidiano stato di grazia, se solo ce lo vogliamo permettere, se ci lasciamo scivolare naturalmente verso questa benedetta semplicità.

Evitando di avere un approccio troppo serio, troppo premeditato, troppo lungimirante, troppo ponderato (e che di conseguenza farà fatica ad allinearsi con la verità che ha l'abitudine di cambiare il suo look in ogni momento) .

Rieducandoci, mettendo in dubbio l’idea stessa di poter disporre di noi in una maniera “plenipotenziale” e falsamente matura, controllando ogni nostra sfaccettatura esistenziale (e perché poi?).

“Incasinando” ulteriormente il senso della nostra attuale messa a fuoco, piuttosto di insistere ancora e ancora ad apportarci una chiarezza a prescindere, una chiarezza “fatta di cemento armato” (anche perché sarebbe comunque una chiarezza falsa e poco conduttiva che potrebbe sgretolarsi come niente, lasciandoci l'amaro in bocca).

È ora di capire che non ci sono garanzie e certezze "ferree", che siamo tutti dei “precari”, e che la nostra esistenza non è altro che la manifestazione dello spirito con cui noi decidiamo di affrontare e di vivere questa nostra precarietà.
Possiamo viverla bene o male, dipende unicamente da noi… :)
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Re: Il tempo sferico ed il canto del Sè

Post by Irinushka » Fri Mar 06, 2009 17:42

A proposito del “dipende tutto da noi”.

Due sere fa abbiamo visto questo cartone animato: Kung Fu Panda

http://www.youtube.com/watch?v=k3yuPrr6c8E

Un film divertente che nello stesso tempo è anche parecchio educativo perché sottolinea alcune cose fondamentali.

Per esempio, la necessità di accettare sе stessi così come si è.

All’inizio il panda era così disgustato da se stesso, aveva così poca voglia di avere a che fare con se stesso che era pronto a buttarsi in qualsiasi situazione (anche quella di una forte sofferenza indotta) che sembrava offrirgli una prospettiva di un cambiamento radicale.

Si considerava un disastro così enorme da battere tutti i record: nella storia della Cina, nella storia del kung fu, perfino nella “storia dello schifìo”… :lol:

E la lezione che lui deve imparare è questa: che non esiste nessun “ingrediente segreto”, nessuna conoscenza segreta, che lo possa trasformare magicamente in un essere diverso da quello che lui è.

Semplicemente deve imparare ad apprezzare e ad ammirare sе stesso, ad avere fiducia in sé, e scoprire che è proprio questa totale autoaccettazione che permette di fare dei miracoli a dir poco sconvolgenti.

E poi c’è questo dettaglio che mi è piaciuto molto: che gli stimoli per scoprire sе stesso possono essere molto diversi a seconda del personaggio.

Per esempio, uno può studiare il kung fu perché motivato dall’immagine di un grande guerriero pronto a sacrificare ogni cosa per una nobile causa, mentre qualcun altro viene stimolato dalla necessità impellente di raggiungere un biscotto nascosto su uno scaffale sotto il soffitto oppure di acchiappare al volo i ravioli al vapore che il Maestro sta lanciando in aria. :lol:

Non importa il metodo, non importa la condizione iniziale; mentre ciò che importa è la condizione dell’aderenza totale a sе stesso (la capacità di fare corrente, di canalizzare e di esprimere quello che c’è) e la condizione della felicità e della completezza che ne deriva. :)

La nostra personalità manifestata è quella che è, sta a noi decidere in che regime vogliamo farla parlare e farla vivere.

Penso anche che stiamo viaggiando verso una sempre maggiore apertura, semplicità, spontaneità e naturalezza.

E tutti questi alti a bassi che stiamo vivendo, probabilmente, non sono altro che la voce della nostra "colonna sonora" impegnata ad impegnarci nella modalità dell'auto-ricostruzione, dell’auto-rieducazione e dell'auto-condono… :)

Affinché noi possiamo scoprire ed apprezzare in pieno il dono e il miracolo della vita, dell'essere vivi... :)
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Re: Il tempo sferico ed il canto del Sè

Post by Massimo » Fri Mar 06, 2009 18:27

A proposito di questo film (tra l'altro caldamente consigliatoci da Mirella) ci sono un paio di cosette da aggiungere che mi sembra abbiano a che fare con quello di cui si parla in questo forum. :)

La prima è che dopo aver accettato se stessi per ciò che si è (fenomenale la risposta del Panda quando il cattivissimo gli dice "Sei solo un grosso lardoso panda": No, io sono IL grosso lardoso panda!) si deve anche credere in ciò che si fa e in ciò che si vuole ottenere, si deve capire (o meglio sentire) che quello è l'ingrediente segreto che rende tutto possibile, e anche che senza QUELL'ingrediente segreto, nulla è possibile.

L'altro "suggerimento" molto in tema è alla fine del film, nell'ultimo combattimento: il panda afferra con due dita l'indice del cattivissimo e questo dice, terrorizzato:
Wuxi_1.jpg
Wuxi_1.jpg (107.2 KiB) Viewed 13929 times
La presa del dito Wuxi! Stai bluffando, Shifu (il maestro) non te l'ha insegnata!

e il panda risponde:
Wuxi_2.jpg
Wuxi_2.jpg (108.02 KiB) Viewed 13936 times
NO. L'HO IMMAGINATA! :D

E questo è il risultato! :mrgreen:
Wuxi_3.jpg
Wuxi_3.jpg (120.96 KiB) Viewed 13923 times

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Re: Il tempo sferico ed il canto del Sè

Post by stefano » Tue Mar 17, 2009 16:34

il leggere questo 3d ha aperto in me ricordi del 2000-2001 ove avvenne quello che a luca è accaduto tra 2007 e 2008.
spesso accade dopo una forte crisi personale.
quando il SE superiore chiede il "resoconto" e di predispone ad "entrare nella nostra vita"

è un moto dell'anima inarrestabile.
"frantuma" tutto ciò che si frappone ad esso

la vibrazione che ci caratterizza si "modifica".
entriamo in una sorta di tempo "verticale" (io lo chiamo Aion) ove un punto (il qui e ora) si espande all'infinito (e ciò ci fa capire l'illusione del tempo orizzontale...)
insomma la fusione di passato e futuro nell'unico tempo esistente (l'eterno presente)

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Re: Il tempo sferico ed il canto del Sè

Post by Irinushka » Wed Mar 18, 2009 11:01

Ultimamente sento, con un certo rammarico, che non posso e, probabilmente, non devo fare niente per coloro che continuano a cercare di interpretare ciò che gli succede (e anche cìò che non gli succede), usando i vecchi schemi mentali. In particolare, agendo sulla base della non fiducia a tutto campo predisposta di default verso se stessi e verso il mondo.
Questa non fiducia, il rudimento vibrazionale della condizione dell'uomo sottomanifestato, a volte è latente (non parla, ma c'è), e a volte no, ma anche quando apparentemente non produce scintille, non viene espressa in un modo tangibile e velenoso, è comunque una condizione che si trova all'opposto della condizione "Io sto bene". "Noi (mi riferisco ad un noi planetario) stiamo bene".

Per coloro che già vivono questo canto del Sé come una condizione innegabile, reale e tangibile (anche se con i vari processi di disimballaggio ancora in corso), diventa sempre più difficile comunicare (parlare la stessa lingua) con coloro che continuano a vivere da mutilati nella realtà 3D, riproducendo fuori la loro interiore musica stonata.
E, a proposito della musica stonata, mi è piaciuta molto la lezione ricevuta da Lalla (probabilmente, per tutti noi) durante i suoi “viaggi” della notte scorsa. :)

Lei sentiva i violoncelli che suonavano la musica stonata, e sentiva anche altri rumori decisamente poco gradevoli all’orecchio; e l’unico modo per fare cessare quegli insopportabili disturbi acustici è stato rendersi conto che in realtà era LEI stessa che suonava (che generava) la musica stonata.
E quindi che dipendeva solo da lei se farla smettere o meno.
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