Io quante cose non avevo capito…

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Irinushka
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Io quante cose non avevo capito…

Post by Irinushka » Wed Jan 28, 2009 10:56

... che sono chiare come stelle cadenti...

http://it.youtube.com/watch?v=sVZsei5rHZ4

Ieri sera scrivevo la lettera ad una mia amica russa, alle prese con una situazione personale molto poco chiara, e mi è venuto spontaneamente di darle questo consiglio:
“Non cercare di attribuire a te stessa e anche a lui le motivazioni comportamentali che esistevano nella vecchia realtà, perché quelle non ingranano più, non conducono più, semplicemente non ci sono. Puoi anche non capire che cosa succede (e questa affermazione vale senz’altro anche per me, e, direi, per qualsiasi altra persona presente sul piano fisico), ma cerca di sentire e di esprimere questo tuo “non capisco” in una maniera nuova e non in una maniera vecchia.

Perché se ti trovi in uno stato della non comprensione nuovo di zecca, automaticamente stai attirando verso di te delle unità della comprensione e della stabilità esistenziale che vivono nel nuovo, che ne fanno parte, e che quindi ti aiutano a "traslocare", mentre se insisti nello sbattacchiare di qua e di là la condizione della non comprensione vecchio stampo, probabilmente, la tua aderenza corrente all’esistenza potrebbe anche peggiorare ulteriormente.”

Quindi il trucco sarebbe nel presentare il nostro attuale stato della non comprensione o dello smarrimento o della perplessità in modo tale da renderlo conduttivo e quindi – trasformarlo in uno stato della pre-comprensione. :)

Sullo slancio di questa intuizione quasi quasi stavo per aprire un topic sull’incomprensione ad alta definizione, ma poi ho deciso di darmi una calmata e di dormirci sopra. :)

E stamattina mi ha suonato nella testa "l’Arcobaleno" di Adriano Celentano (la canzone che per me significa tanto), offrendomi il nome giusto per questo topic.

"Io quante cose non avevo capito…
che sono chiare come stelle cadenti..."


Perciò ho deciso di assecondare l’impulso, e di vedere cosa succede… :)
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Re: Io quante cose non avevo capito…

Post by Lalla » Wed Jan 28, 2009 19:08

Succede....Per adesso vi svelo una piccola cosa,il resto a tempo giusto....Lasciando venire le cose sono arrivata al punto che adesso sono loro che mi organizzano la giornata: di notte mi dicono esattamente che cosa ho da fare per il giorno dopo,cosa devo fare per primo e come devo farlo....mi fanno anche la contabilità del negozio...non scherzo.... guarda caso,mi riesce tutto dal primo tentativo e mi resta pure un po di tempo libero e non sono piu in una crisi di tempo pazzesca...Abbiate fiducia e lasciatevi guidare da questo tutto nuovo :D ....un abbraccio a tutti

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Re: Io quante cose non avevo capito…

Post by Massimo » Wed Jan 28, 2009 23:10

A proposito di assecondare l’impulso (1), a me oggi pomeriggio ha incominciato a suonare nella testa una famosa (eufemisticamente parlando! :D ) canzone...

http://www.youtube.com/watch?v=Q5uKa1bDtsk

... e vi propongo il link non all’originale (bellissima) non solo perché questa non si trova in rete per motivi di copyright reclamato dalla casa discografica detentrice, ma anche perché in questa versione di Robbie Williams io sento ancora più forte la carica positiva, la spinta alla vita, l’apertura.

Mi ha sempre colpito molto (e piaciuto molto) questo contrasto così enorme tra il fatto che sia una specie di testamento, di messaggio finale, di addio (e questo nella versione di Sinatra si sente di più) o quanto meno di bilancio finale, ed il fatto che invece sia un così potente inno alla vita, un messaggio spirituale, emozionale, emotivo che se “sentito” nella sua pienezza e totalità prima di essere giunti al termine della propria esistenza fornisce una fortissima carica per il futuro, per andare avanti, per fare dei “salti”.

A proposito di assecondare l’impulso (2), insieme a questa canzone, voglio anche proporre l’altra faccia della medaglia del messaggio di Irinushka, indirizzata a coloro che molto spesso hanno capito quello che succedeva:

Cerca di sentire e di esprimere questo tuo “capisco” in una maniera nuova e non in una maniera vecchia.

Perché se ti trovi in uno stato della comprensione nuovo di zecca, automaticamente stai attirando verso di te delle unità della comprensione e della stabilità esistenziale che vivono nel nuovo, che ne fanno parte, e che quindi ti aiutano a "traslocare", mentre se insisti nello sbatacchiare di qua e di là la condizione della comprensione vecchio stampo, probabilmente, la tua aderenza corrente all’esistenza potrebbe peggiorare. :)

E per finire, a proposito di salti... :)
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Re: Io quante cose non avevo capito…

Post by Irinushka » Thu Jan 29, 2009 14:56

A quanto pare, ieri pomeriggio il mio intento di entrare in un regime della “non comprensione nuovo di zecca” :) è stato assecondato, è come se mi fossi contemporaneamente staccata da tutti gli algoritmi della causalità esistenti (sia fisici che metafisici); e quindi rimanevo sospesa nell’aria, in attesa di ricollegarmi con l’esistenza e anche con me stessa “aggiornata”.

E poi stanotte mi sono piombate addosso… tante stelle cadenti: “le cose”, i suoni, le eccitazioni, i sensi, le particelle cristalline, insomma, i vari componenti vibrazionali che sono alla base del mio specifico puzzle “Io sono”. :)

Il puzzle che si costruisce e si espande da sé, basta non intralciarlo...

E' subentrato un nuovo e molto potente regime di oscillazioni, forse una rifrazione che c’entrava qualcosa con i chakra e che creava una specie di prolunga fisica del mio specifico modo di essere primordiale.

Stamattina l’etere (oggi particolarmente scentrato, vivace, irrequieto e turbolento) mi ha suggerito, a mo' di descrizione della mia attuale condizione, questa definizione: “spostamento/trasloco della mia vitalità sulla piattaforma cristallina”. Probabilmente, è una definizione giusta e scientificamente corretta, ma io percepisco questa mia metamorfosi in corso soprattutto come un miracolo, come lo stato di felicità sconfinata e travolgente, come un amore che mi pervade, che fluisce fuori da tutti i miei pori esistenziali, che “contagia” e rieccita tutte le inquadrature esterne con cui entro in contatto. :)

Stamattina mi è venuta in mente la frase tratta da “Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov (che io personalmente considero il Libro con la L maiuscola).

“Perché, per sentirsi vivi, bisogna per forza stare in uno scantinato, con addosso la camicia e i mutandoni lunghi che forniscono ai pazienti ospedalieri?”

Ecco, non bisogna interpretare questa metafora troppo alla lettera, nel senso che “la camicia” noi (con “noi” mi riferisco agli esseri umani trasformati e completamente manifestati) continueremo comunque ad averla addosso, come continueremo anche ad usare diversi altri attributi dell’esistenza umana sul piano fisico, però, con questo autocatapultamento di noi stessi in altre dimensioni e regimi di causalità, cambierà la nozione stessa del vivere, del sentirsi vivi.

Tutti questi cambiamenti io li sento già sulla mia pelle, sto scoprendo ed “attivando” le mie parti profonde che fino a questo momento non erano mai state “esposte alla luce del sole”, non erano mai state “baciate ed abbracciate dalle inquadrature del piano fisico”, ed ora, grazie a queste miracolose rifrazioni, potranno esserlo. Ora loro ci sono. Si impegnano, vibrano, trasmettono, esprimono… E io pure. Mi impegno, vibro, trasmetto, esprimo. Mi sento diversa. Mi sento forte. Mi sento strana. Mi sento stupita e sbalordita. Ma soprattutto mi sento tanto, tanto felice… :D :D

Prendendo spunto dal famigerato invito di Boris Eltsin: “E allora prendetevi tutta la sovranità che siete in grado di reggere” (rivolto alle repubbliche ex-sovietiche che aspiravano all’indipendenza), vorrei farvi questo augurio: “E allora prendetevi tutta la felicità che siete in grado di reggere”.
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Re: Io quante cose non avevo capito…

Post by Irinushka » Thu Jan 29, 2009 16:29

Tornando ancora alle mie esperienze di stanotte, mi ricordo che ad un certo momento ho chiesto se potevano aiutarmi a sincronizzarmi ulteriormente con la situazione globale (ultimamente formulo soprattutto questa richiesta di aiutarmi a sincronizzarmi e non più a ricevere delle informazioni come prima, perché le informazioni sono comunque un prodotto di seconda mano, un “sentito dire”, anche quando provengono da una fonte purissima, mentre quello che importa veramente, è diventare una fonte a sé stante :) ), e allora ho percepito questa condizione.

Come se ci fosse un’infilata delle stanze, ognuna con il suo specifico regime vibrazionale e con le sue specifiche tarature, e per passare da una stanza all’altra bisognava prima ambientarsi dentro la stanza corrente, abituarsi alla sua “aria”, alla sua "pressione", alla sua "temperatura" e alla sua “risoluzione esistenziale”; poi, una volta pronti ad andare oltre ed "aumentare i giri del motore", bisognava aprire una doppia porta (le porte erano a chiusura stagna, come in un sottomarino nucleare, e quindi non si poteva passare direttamente da uno scompartimento all’altro, ma bisognava aprire la porta della stanza precedente, fare un passo in avanti, poi chiudersi questa porta alle spalle, e solo dopo aprire la porta della stanza successiva. E così via…)

Qualche giorno fa ho fatto questa considerazione:

E intanto, per quel che riguarda le varie “stranezze” del momento corrente, ecco un suggerimento acustico “fai da te” che ieri mi è arrivato dall’etere.

Due parole inglesi – “begin” (cominciare) e “again” (ancora, di nuovo, un’altra volta).
Queste due parole si fondono insieme e diventano un “begain” – e cioè una condizione dove l’inizio degli inizi, “la prima assoluta” coesiste e si combina con un proseguimento, una continuità, con un “eccoci qua di nuovo”… :)


Probabilmente, in ognuna di queste “stanze” avviene una sua specifica fase di montaggio di questo “begain”…

Non so dirvi, quante stanze ci sono all’interno di quest’infilata, né quanto manca ancora per arrivare alla “stanza del tesoro” (l’ultima della fila, quella dove avvengono la fusione e la saldatura definitiva tra il “begin” e “again”), anche perché ognuno di noi organizza e gestisce da sé la sua specifica infilata oscillatoria e trasformativa.

Quindi, buon transito a tutti e che il processo scorra senza intralci! :)
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Chiedere scusa alla verità

Post by Irinushka » Sun Feb 22, 2009 14:36

Ultimamente ho un po’ trascurato la sezione italiana del forum, e adesso cercherò di portarmi avanti con il lavoro, focalizzandomi su alcuni argomenti importanti per il nostro benessere di “persone che stanno sbocciando”. :)

Per esempio, sulla tecnica che ho scoperto in modo empirico e che definisco così: “Chiedere scusa alla verità”.

Ogni tanto mi capita di sentirmi in debito con la verità, con “quello che c’è”.

Per non averla capita, per non averle dato ascolto (cioè, magari non ascoltando abbastanza bene tutto ciò che avrei dovuto ascoltare in un dato momento), per aver momentaneamente perso il filo e il sincronismo, per aver in qualche modo spostato gli accenti secondo “i miei comodi correnti”. Magari sull’onda di un eccessivo entusiasmo oppure perché convinta di essere “un’esperta in materia” oppure semplicemente perché mi sbagliavo e le cose non stavano così come mi sembrava che stessero (mica possiamo capire sempre tutto! Sarebbe un fardello insopportabile!) :)
Per non essere stata abbastanza conduttiva (non abbastanza all’altezza come conduttore e sviluppatore della verità), per non aver “grattato” a fondo, per aver esagerato in paroloni che non arrivano al cuore…

Oppure per altri motivi ancora…

Pensate che più o meno un anno fa, quando credevo di essere già “piuttosto a posto”, “l’Ambasciatore dei Cieli” mi ha detto che dovevo rivalutare ed "azzerare" diversi aspetti della mia esistenza, sia quelli “professionali” (cambiare il mio modo di esprimermi, rinunciando a tutti i “bonus e tesori accumulati” negli anni – cioè, i concetti, il vocabolario, i percorsi mentali che ero abituata ad usare) che altri.

Io continuavo a non capire e allora lui mi ha mandato senza nessun altro commento una poesia di un cantautore che mi ha fatto l’effetto di scombussolare tutta la mia “idraulica complessiva” e mi ha fatto piangere per delle ore.

Adesso ve la traduco, anche se devo dire che nella versione originale l’impatto è molto più forte.

“Tra tante cose che sono intrecciate dentro di noi
A volte è la superbia che prende le redini della nostra esistenza.
“Sembrare o essere?” – questa è la domanda,
Che il tempo pone all’uomo.
Essere considerato qualcuno oppure essere qualcuno?
Essere coraggioso oppure fare finta di essere coraggioso?
Tu hai fatto sacrifici, hai creato, hai saputo amare
Oppure semplicemente ne parlavi con maestria
Avendo paura di ammettere la verità perfino con te stesso?
Qual è il tuo scopo: essere o sembrare?
Che valore ha una vita piena di soddisfazioni e di tranquillità
Se si cerca di sagomarla
Con delle stonature e delle righe falsificate?
Sembrare è facile… Ed è estremamente difficile essere…”


Il poeta si chiama Andrei Macarevic’.

Come dicevo, mi ha fatto piangere per delle ore, e mentre piangevo, continuavo a chiedere scusa alla verità, a “quello che c’è”… Ancora, e ancora, e ancora…
Dopo di che diverse cose mi sono diventate “chiare come stelle cadenti”… :)

E' che la verità mi “perdona” sempre, e sempre ricompensa questo mio atto di autopenitenza con ulteriori doni e “momenti della verità”… :)
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Re: Io quante cose non avevo capito…

Post by Luca » Wed Mar 04, 2009 21:38

L'ascolto vero


cos'è l'ascolto vero? quello totale? Quello che permette di accedere ad ogni cosa, aprire ogni porta, raggiungere ogni vetta?


MOLTI PENSANO ALL'AZIONE , ALLA SPERIMENTAZIONE, ALLA PROVA

MA IO DICO CHE E' FONDAMENTALE L'ASCOLTO.

l'ascolto permette di ottenere dal Tutto ciò che in quel momento è il perfetto sposalizio tra azione, efficacia, intuizione, visione, coraggio, forza, velocità.


l'ascolto di cosa, di chi?
Inanzitutto della Fonte Primaria personale, quel nucleo di luce infinito ed imperituro che sostiene la nostra incarnazione.

come una rete con tante connesioni che si uniscono: immaginandola tridimensionale può richiamare l'immagine di una rete neurale.

Immaginate come siano tanti aspetti di noi con le loro interconnessioni

Davvero come una scarica di pensiero attraversa le nostre reti neurali così avviene nelle nostre varie interconnessioni di manifestazione (le varie vite che sono tutte compresenti e tutte simultanee e tutte vitali ed in trasformazione).

Tutte però riportano a questa grande luce e da essa tutto traggono.

Alcuni la chiamano sé Superiore, altri Anima, altri usano nomi di diversa vibrazione e provenienza ma è indubbio che questo nucleo ci sia.

Allora se tale fonte c'è, è certa, perchè impedire che si manifesti attraverso ciò che sono le visioni limitate, il non voler credere, il già detto?

Ciò che giunge a noi e di una tale vastita, magnificenza, complessità, bellezza che può mutare il nostro mondo personale come un'onda muta il profilo di un castello di sabbia.

l'ascolto è fondamento di tutto ma come si attua?

L'Ascolto, quando lo strumento per ascoltare siamo noi stessi, è qualcosa che muta in funzione di come vediamo noi stessi.
Immaginate di non amarvi.....la forma della vostra personale antenna “parabolica” è...deformata.

Le onde, le informazioni o se vi piace di più la luce che giunge a noi non viene recepita ma distorta e rifiutata.

Quindi la voce del nostro nucleo, dove tutto promana e dove c'è l'informazione, non viene ascoltata.

Ecco...il mancato od imperfetto l'ascolto impedisce il passo: cioè di portare a manifestazione nella realtà fisica ciò che dallla luce , dalla fonte è partito.

E poi le altre Fonti: siamo tutti interconnessi!

L'unione di queste grandiose Fonti è un arabesco di una bellezza incomprensibile al momento ma intuitivamente abbiamo una parola con cui descriverla: Dio.
Ascoltare Dio cos'è se non ascoltare la forza che viene da questa immensa rete di luci..da questa interconnessione infinita e multidimensionale?

Quindi se il nostro “orecchio”, la nostra percezione del sé è deformata (a causa del nostro non amarci e non accettarci) porta ad avere il nostro strumento di ascolto non funzionale e non riesce ad ascoltare Dio.

Dio è in noi.
Dio siamo noi.

Ma manifestarlo ed ascoltarlo è proprio ciò che stiamo cercando e per cui siamo qui.
Una volta che la nostra personale percezione, il nostro personale ascolto della nostra Fonte e della interconnessione chiamata Dio è attiva....tutto arriva.

Tutto si manifesta perchè avremo conoscenza, intuizione, azione e flessibilità illimitate.

Amare noi stessi pienamente porta ad amare gli altri pienamente.
Amare pienamente gli altri porta ad ascoltare con chiarezza la nostra Fonte e le altri Fonti.
Ascoltare con chiarezza porta a trasformare, rinnovare l'intera nostra vita.
L'intero nostro mondo può vibrare e cambiare.
L'intera nostra esistenza può cantare, una nuova melodia: la melodia di Dio.

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Re: Io quante cose non avevo capito…

Post by Irinushka » Thu Mar 05, 2009 11:27

Luca wrote:
… Ciò che giunge a noi e di una tale vastita, magnificenza, complessità, bellezza che può mutare il nostro mondo personale come un'onda muta il profilo di un castello di sabbia.

… L'unione di queste grandiose Fonti è un arabesco di una bellezza incomprensibile al momento ma intuitivamente abbiamo una parola con cui descriverla: Dio.
Ascoltare Dio cos'è se non ascoltare la forza che viene da questa immensa rete di luci..da questa interconnessione infinita e multidimensionale?

Dio è in noi.
Dio siamo noi.

Ma manifestarlo ed ascoltarlo è proprio ciò che stiamo cercando e per cui siamo qui.
Una volta che la nostra personale percezione, il nostro personale ascolto della nostra Fonte e della interconnessione chiamata Dio è attiva....tutto arriva.

Tutto si manifesta perché avremo conoscenza, intuizione, azione e flessibilità illimitate.

Amare noi stessi pienamente porta ad amare gli altri pienamente.
Amare pienamente gli altri porta ad ascoltare con chiarezza la nostra Fonte e le altri Fonti.
Ascoltare con chiarezza porta a trasformare, rinnovare l'intera nostra vita.
L'intero nostro mondo può vibrare e cambiare.
L'intera nostra esistenza può cantare, una nuova melodia: la melodia di Dio.
Condivido in pieno! :)

Ascoltare quello che c’è, senza farsi imprigionare dalle “visioni limitate, il non voler credere, il già detto”.

La cosa migliore che ognuno di noi possa fare per gli altri e per il mondo nel suo insieme, è ascoltare e centrare il più possibile la propria onda, la propria “colonna sonora” esistenziale e farsi portare da lei.
Affrontando, essendo centrati nel proprio spirito, gli eventi e le scelte che si presenteranno. Man mano che si presenteranno.

Devo riconoscere che la mia mente umana non è una grande pensatrice (vorrei aggiungere: per fortuna :lol:), e quindi per me è naturale semplicemente abbandonarmi all’esistenza e ai miei flussi correnti, invece di predisporre intenzionalmente delle cose, oppure indagare sul perché e per come.
Cerco di assecondare il mio modo giusto di essere, e ogni giorno è come se cominciassi da capo, mi alzo e cerco di centrare e di assecondare il mio corrente regime giusto (alias conduttivo) dell’interazione con il mondo.
Cerco di fluire, esprimendo il mio “Io sono” e il mio personale regime della felicità, pronta a “ricalcolare” il mio percorso e la mia orbita in ogni momento… :)

Però, oltre a fluire, è anche importante predisporre la condizione dell’OSSERVATORE.
È una condizione della propria presenza che va oltre i vari regimi correnti della propria presenza ("correnti": nel senso che camminano, che scorrono, che hanno una parvenza di linearità e di prospettiva, mentre la presenza nella modalità dell’Osservatore è diversa, è una specie di punto di riferimento inamovibile, un “origin point” del nostro stato di Sé, che, però, non è del tutto fisso, ma il suo movimento viene regolato a livello dei sistemi delle coordinate a cui non possiamo avere un accesso diretto, per lo meno non ancora, non adesso).

È importantissimo che l’Osservatore osservi, ma senza fare il silenziatore oppure il giudice nei confronti degli altri miei “modus vivendi”.

Osservo secondo lo spirito di questa formuletta magica “I see you play” che l’etere mi aveva donato.
Osservo il “play” (il mio e quello degli altri, altri nel senso ampio, non devono necessariamente essere delle persone), e poi mi nascono dentro delle sfumature di comprensione che prima non avevo.
Che a volte percepisco come degli spazi vertiginosi e come dei volumi esistenziali innominabili, impensabili ed inimmaginabili... :)

A volte (soprattutto in compagnia di altre persone e dei loro rispettivi “play”) provo una sensazione fugace di non so cosa: un po’ la tristezza, un po’, forse, la vulnerabilità (la vulnerabilità dei miei involucri umani? oppure della mia anima, scoperchiata e messa a nudo, una cosa superdelicata che, però ha il coraggio e la presenza di spirito per tuffarsi nella mischia?), o il sentore dell'infinito, oppure la sensazione che io con questo mio Sé sono così unica ed irripetibile che sono anche sola (nel senso che posso condividere le cose con gli altri fino ad un certo punto e non oltre).
La solitudine e la “privacy cosmica”, che viaggia in coppia con il senso della propria unicità e completezza.

Un’emozione così infinita e con così tante sfumature che la nostra natura e psiche umana non sa come reggerla né come descriverla.

Una specie di “bonjour, tristesse!” che nello stesso tempo è anche un “buongiorno, gioia e felicità!”.
“Buongiorno, il Tutto, e benvenuto sulla Terra! Non so ancora come relazionarmi con te, non so come sarà il tuo ordine, ma so senza ombra di dubbio che tu sei la cosa più bella e più giusta e più splendida che mi potesse capitare. Grazie, grazie, grazie infinite…” :D :D :D

http://www.youtube.com/watch?gl=IT&hl=i ... re=related
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Post by Irinushka » Fri Mar 13, 2009 11:23

Ieri scrivevo una lettera ad una mia amica russa che, in particolare, mi aveva chiesto se potevo dirle in privato qualcosa di più sulla crisi dell’economia mondiale, ed ecco che cosa mi è successo.

Appena ho scritto la parola “crisi”, ho sentito che innanzitutto la parola stessa non andava bene.
Non vibrava, non oscillava, era troppo condizionante, troppo rigida, troppo fredda, troppo inamovibile. Troppo obsoleta e non convertibile. Troppo impenetrabile alla luce.

E così mi è venuto spontaneamente di riformulare la domanda iniziale in questo modo: “Puoi dirmi qualcosa di più sull’attuale stato non iridato dell’economia mondiale?”

In russo l’espressione “non iridato” (o, letteralmente, “non dell’arcobaleno”) si usa spesso, per indicare qualcosa di brutto e di non piacevole, ma è solo un modo di dire e che quindi non crea un’associazione automatica con i colori, con lo spettro cromatico.

Invece, nel contesto della rieducazione esistenziale a tutto campo che io sto sperimentando sulla mia pelle e che molto spesso avviene tramite la Parola (la parola che ci suggerisce la necessità di cambiare l’atteggiamento verso qualcosa, verso certe condizioni e criteri della presenza sul piano fisico, che sembrano inamovibili di default), questa espressione “non iridato” mi ha subito portato ad un riscontro successivo: quello dell’”Arcobaleno” di Adriano Celentano:

http://www.youtube.com/watch?v=sVZsei5rHZ4

E in particolare con il secondo verso:

“L’arcobaleno è il mio messaggio d’amore
può darsi un giorno ti riesca a toccare
con i colori si può cancellare
il più avvilente e desolante squallore”.


Sul video che accompagna la canzone per un attimo viene mostrata un’immagine di una stanza che, appunto, rappresenta questo “avvilente e desolante squallore” e nell’istante successivo ecco che l’arcobaleno irrompe nella finestra e … non lascia più la minima traccia dello “squallore”, lo inghiottisce, lo cancella, lo rende nullo. E al suo posto predispone qualcos’altro, che per il momento viene mostrato come un vortice luminoso. :)

La vera soluzione del problema non è in un assiduo compiere degli sforzi per spostare il mobilio all’interno di un certo contesto "non iridato", “grigio” e non conduttivo (metto questa sedia che non vibra e non respira di qua o di là?), ma in un cambiare magico di tutto l'ordine vibrazionale, della densità e della vitalità di questa “stanza”, toccandola, incantandola ed animandola con il proprio spettro cromatico, con i colori del proprio arcobaleno, con il proprio spirito.

Permettere a se stessi di penetrare, di fluire, di irrompere nella stanza cavalcando la propria onda esistenziale, assumendo di fatto il ruolo del “Deus ex machina” nei confronti dell’attualmente manifestato, rieccitandolo, ricreandolo, modellandolo, espandendolo a livello strutturale.

Però continuando anche ad essere presente nella stanza come un suo legittimo inquilino e rappresentante, come un manifestatore del suo senso corrente e un suo filo conduttore, come una parte inerente della realtà della Terra, come una condizione sine qua non, un regime della presenza senza cui nessun intervento divino potrà avere luogo.

Con le relative restrizioni del nostro campo visivo, con la decisamente non totale (e anzi, molto limitata) conoscenza di se stessi, con la molteplicità di possibili interpretazioni e degli aspetti della ri-manifestazione in progress che riusciamo ad inquadrare, ma che spesso non riusciamo a seguire e a reggere come si deve, in quanto non abbiamo ancora sviluppato degli strumenti di supporto validi (a proposito, in questi casi aiuta molto la terapia del silenzio, un’autoimmersione in un silenzio consapevole e personalizzato, generato dalla nostra stessa colonna sonora, il silenzio che sa tutto, che legge tutto, che riproduce tutto: “… e il mio discorso più bello e più denso esprime con il silenzio il suo senso…”).

Vorrei concludere qui, solo che c’è ancora una parola vagante che mi eccita e mi gira intorno, insistendo perché la usi, mentre io in questo momento non so proprio dove collocarla, quale significato attribuirle.

Ed è la parola “Semaforo”.

E allora, occhio al semaforo! :)
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Re: Io quante cose non avevo capito…

Post by Irinushka » Mon Mar 30, 2009 12:20

Stamattina mi suona nella testa una canzone russa che avevo già precedentemente messo sul forum:
http://www.irinushka.eu/forums/viewtopi ... 12&start=0

http://www.youtube.com/watch?gl=IT&hl=i ... re=related

Yak Yoala "Io creerò la musica"

"Io canto nella nostra cittadina
Tutte le sere in mezzo al rumore e alla gente che chiacchiera
Tu arrivi, ti siedi in un angolo
E io mi metto a comporre la musica in modo che sia una tua immagine.

Io creerò la musica per accompagnare i tuoi occhi
Io creerò la musica per accompagnare il tuo viso
Io creerò la musica per accompagnare le parole
Che non avrò mai il coraggio di dirti.


Ti prego, balla con questa mia musica
Non importa che cosa succederà nella vita
Ora tu stai ballando con la mia musica
Ed altro non importa.

Te ne andrai via con qualcuno
Io ti seguirò con uno sguardo
Dietro le finestre ci sarà soltanto la pioggia
E allora io comporrò la musica per accompagnare la pioggia.

Io creerò la musica per accompagnare il destino
In modo che il vento tagliente diventi un po’ più caldo
Io creerò la musica per accompagnare te
Ascolterò i miei ricordi di te e la creerò.


Ognuno di noi ha trovato la propria stella
Ma la musica è sempre la stessa, e ci unisce tutti
E se io nella vita dovessi cadere per terra
Sarà la musica a tirarmi su, ad aiutarmi a rimettermi in piedi."

******************************************
La qualità del video è spaventosa, però in un certo senso anche questo potrebbe essere un’illustrazione del momento attuale: stiamo passando da una totale assenza di sincronicità ad una condizione in cui ogni tassello (una frase, una canzone, un colore ecc.) ci racconta la nostra storia personale, parla la nostra lingua, diventa un aggancio con la condizione di “My Whole”, il Mio Tutto.

Qualche mese fa vedere questo video così sballato mi dava un po’ fastidio, mentre oggi l’ho percepito così: se prima ogni cosa stava per conto proprio, “incasinata”, separata e non sincronizzata con tutto il resto, ora “tutti i nodi stanno arrivando al pettine”, e questo “pettine” altro non è che la nostra esistenziale “colonna sonora”, il nostro “play originario”. :)

E quindi il video “spaventoso” ora mi fa tanta tenerezza… :) E, direi che questo approccio vale anche per le altre cose apparentemente “spaventose”… :) Basta vederle da un'altra angolazione... :)
AIRI-SON

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Daniele
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Re: Io quante cose non avevo capito…

Post by Daniele » Mon Mar 30, 2009 13:24

Irinushka wrote:Stamattina mi suona nella testa una canzone russa che avevo già precedentemente messo sul forum:
http://www.irinushka.eu/forums/viewtopi ... 12&start=0

http://www.youtube.com/watch?gl=IT&hl=i ... re=related

Yak Yoala "Io creerò la musica"
Mi aggancio a questa segnalazione per esporre un attimo il mio pensiero sul ruolo della musica in generale.
Penso che sia veramente una risorsa fondamentale per l'uomo e che serva per il motivo cantato dall'autore, per far arrivare qualcosa che altrimenti sarebbe difficile od impossibile veicolare usando solo le parole.
Credo che sia stato per l'uomo necessario ricorrervi perchè le parole non riuscivano a dire tutto e anche perchè con esse si poteva ingannare molto, troppo ("Le parole sono un trucco" canta Francesco Tricarico in "la pesca") mentre la mediante la musica si può mantenere vivo il legame tra la fonte originaria, il seme dell'emozione, e la sua traslazione in parola (il "Verbo" della Bibbia) preservando il più possibile intatto il contenuto globale.
Prima del verbo infatti ci doveva essere l'intenzione di trasmettere qualcosa più l'emozione connessa ad essa, a seguito di questa esigenza si sarà "deciso" di formalizzarla in un universo e poi nelle parole per descriverlo, mentre la musica permette di bypassare molti di questi stadi intermedi riportandoci più vicino a quella intenzione ed emozione iniziale. Non a caso si dice che la musica unisce, laddove la torre di Babele ha diviso le genti quel "seme originario" insito nella armonia e negli accordi permette di riaccomunarle ("riaccordarle") aldilà delle lingue e delle culture.
Questo credo sia il suo mestiere ed il motivo per cui esiste, e perchè può essere così potente.

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Re: Io quante cose non avevo capito…

Post by stefano » Mon Mar 30, 2009 14:26

perfettamente concorde.
ecco anche perchè la chiamano "la voce degli angeli" e gli angeli stessi sono rappresentati spesso con strumenti musicali tra le mani.

ciao

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Re: Io quante cose non avevo capito…

Post by Massimo » Mon Mar 30, 2009 23:09

Daniele wrote:Penso che sia veramente una risorsa fondamentale per l'uomo e che serva per il motivo cantato dall'autore, per far arrivare qualcosa che altrimenti sarebbe difficile od impossibile veicolare usando solo le parole.
Questo credo sia il suo mestiere ed il motivo per cui esiste, e perchè può essere così potente.
Tutto quello che dici è molto giusto (anzi, suona molto giusto! :D ).

Aggiungo che "secondo me" la musica ha queste proprietà perché fa parte del tessuto stesso dell'Universo, è uno dei linguaggi (se non il linguaggio) dell'Universo ed è quindi una delle porte più preziose per i piani superiori e per arrivare all'essenza delle cose.

Un linguaggio che non è razionale, ma "stranamente" ci fa sentire quello che ci serve, ci crea i collegamenti che ci servono, sbriciola le incrostazioni che ci ingessano... e tanto altro ancora...

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Re: Io quante cose non avevo capito…

Post by stefano » Tue Mar 31, 2009 12:46

non per nulla tutto si è originato da un suono (AUM:) e ogni elemento universale vibra a un determinato suono e a una determinata frequenza:) (di solito "bassa" ossia più silenziosa rispetto alla nostra)

modulando la nostra vibrazione interiore possiamo entrarne in contatto

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Re: Io quante cose non avevo capito…

Post by Irinushka » Tue Apr 07, 2009 10:38

Oggi, probabilmente, in collegamento con l’evento del terremoto (che per il momento sento di non poter commentare), mi sono venuti in mente due episodi cinematografici che adesso voglio condividere con voi.

Il primo è quello di “Matrix”, quando l’operatore guarda scorrere sul monitor le righe dei codici di servizio e le traduce, le interpreta, le legge “just in time” nel formato della cosiddetta realtà manifestata.

Associa ad una sequenza di numeri un evento, un movimento ecc. e ha anche il potere di cambiare il quadro dell'attualmente manifestato, intervenendo da dietro le quinte con dei codici di servizio alternativi che formeranno un’‘altra piega” nello spazio del palcoscenico illuminato.

Questa scena mi ha sempre affascinata parecchio. :)

E’ che noi, appunto, essendo completamente immersi nel regime della realtà manifestata, non abbiamo la possibilità di osservare in diretta le righe dei codici di servizio che la descrivono; non abbiamo davanti a noi questo genere di schermo che farebbe vedere le nostre umane "sequenze del succedere" in termini dell’eccitabilità, della stabilità, della ridistribuzione della densità della materia nella rete energetica globale ecc. Tutt’al più possiamo chiedere alle fonti di fornirci un commento sul “quadro clinico”, aiutarci a collegare questo o quell’episodio con le dinamiche e i volumi globali, sia umani che non.

Apprezzo e ammiro molto questo genere di commenti dall’alto che risalgono a tutt’un'altra risoluzione, però sono anche sempre più consapevole del fatto che la logica evolutiva ci stia portando a sviluppare gli attributi e le qualità dell’operatore energetico (oppure dell'operatore ondulare) di se stessi.

Ad integrare il regime della presenza sul palcoscenico con il regime della presenza dietro le quinte, formando la condizione della corretta interpretazione dinamica di tutti i codici operativi che compongono il nostro corrente fluire… :)

L’altro episodio, invece, è quello di “Minority report”, con Tom Cruise nei panni del “compositore” e dello “sviluppatore” della realtà.

I frammenti della futura realtà (della realtà in via di sviluppo) all’inizio gli piovono addosso in ordine sparso, e per ricomporli nella loro giusta prospettiva e nel giusto volume ci vuole del tempo e soprattutto è necessario che si crei un allineamento corretto tra le cose.

Per esempio, una certa faccia umana che in un precedente stato di visibilità risultava fuori posto, in seguito risulta essere non un riferimento ad una persona in carne ed ossa, ma soltando un’immagine su un cartellone pubblicitario che a questo punto diventa “conduttiva e parlante” e si collega perfettamente con altri pezzi.

Stiamo imparando a focalizzarci non più sui singoli eventi o sensi della nostra realtà quotidiana, ma a seguire i suoi “sound track”, le sue "piste ciclabili", le sue fibre e i suoi regimi della trasmissività.
AIRI-SON

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